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Missione "Ande del Nord"
Inserito il 08 giugno 2004 alle 19:02:15 da M.Polia.

MISSIONE ARCHEOLOGICA ED ANTROPOLOGICA IN PERÙ

 
In queste pagine ospitiamo le ricerche svolto dal Il prof. Polia in Perù per conto del Centro Studi e Ricerche Ligabue in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri.
Il progetto è denominato "Ande del Nord" ed è relativo alla regione peruviana di Piura,
nelle Province di Ayabaca e Huancabamba.

Gianluca Frinchillucci, responsabile del progetto LIFELAND, ha collaborato ad alcune ricerche sul campo con il prof. Polia.


MISSIONE "ANDE DEL NORD"

CENTRO STUDI E RICERCHE LIGABUE
MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI

Direttore prof. Mario Polia

Huancas di El Checo, centro megalitico preistorico nelle montagne di Piura (foto: Polia, 1991)

Un obelisco ritrovato sul Cerro la Huaca (la montagna sacra) presenta varie incisioni e un volto rassomigliante a un felino nello stile di Chavín. (foto: Polia, 1987)
Un curandero effettua il rito dell'assunzione di tabacco ed alcool dal naso (singada); (foto: Polia, 1989)


MISSIONE ARCHEOLOGICA ED ANTROPOLOGICA IN PERÙ
"ANDE SETTENTRIONALI"

La Missione "Ande Settentrionali" -organizzata dal Centro Studi e Ricerche Ligabue di Venezia e diretta dal Prof. Mario Polia- è attiva dal 1987 sulla Cordigliera di Wamaní, o Del Condor, Dipartimento di Piura, nelle provincie di Ayabaca e Huancabamba. Le discipline scientifiche cui è stata dedicata la ricerca sul campo sono: Archeologia e Antropologia Culturale.

La cadenza dei lavori è annuale con campagne in loco della durata minima di due mesi. Nel campo archeologico si sta svolgendo, in coordinazione con l'organo governativo Instituto Nacional de Cultura del Perú, un programma metodico di scoperta e catalogazione del patrimonio monumentale e delle aree cimiteriali.

In queste ultime, fin dal 1993, sono iniziati scavi sistematici di necropoli appartenenti all'antico gruppo etnico degli Ayawak'a. Questo formava parte, prima della conquista incaica, dell'etnia Wayllakuntur di origine alto-amazzonica e di derivazione Shuar (o Jíbaro). Le ricerche intraprese dalla Missione "Ande Settentrionali" sono in assoluto le prime; esplorazioni e scavi hanno permesso di costituire il primo nucleo di dati utili a scrivere un capitolo della storia sconosciuta del Perù pre-incaico, oltre a fornire un primo nucleo di reperti che ha permesso di allestire una sala dedicata alla nostra Missione nel Museo Regional di Piura, città capitale del Dipartimento.

Nella provincia di Ayabaca, ai confini con l'Ecuador, sono state scavate finora undici necropoli claniche fra cui, ad Olleros Ahuayco, è stata scoperta la tomba di un curaca, o capo clanico, con un ricco corredo e quelle degli accompagnatori sacrificati nel rito funebre. La tomba del curaca di Olleros appartiene, per tipologia strutturale e corredo, al periodo culturale Moche I (I-III sec. d.C.) e rappresenta un unicum poiché costituisce la prima prova tangibile della presenza dei Moche sulla Cordigliera Settentrionale. Per ciò stesso, apre prospettive inedite per intendere la genesi di questa cultura regionale fra le più ricche ed evolute dell'antico Perù. Sulla cima del Cerro del Guabo è stata scavata una tomba a pianta zoomorfa che raffigura l'Amaru, il mitico serpente anfesibena manifestazione del dio andino della folgore e del tuono (Illap'a). La tomba, la prima nel suo genere, testimonia riti volti ad impetrare la pioggia e conteneva undici sacrifici umani con cospicui corredi. Fra le scoperte più significative avvenute nelle altre necropoli segnaliamo due tombe intatte di sciamani contenenti, oltre ai tamburi, i corredi magici; numerose le sepolture in urna di terracotta, prima evidenza e caratteristica peculiare delle necropoli settentrionali peruviane, che rimanda ad usi culturali importati dagli Shuar. In località Hualcuy sono state scavate due necropoli di cui una conteneva i resti di un capo militare ayahuak'a accompagnato da nove sacrifici umani e da un ricco corredo, l'altra, scavata nel dic. 2001 su una collina che stava per essere spianata per la costruzione d'una scuola rurale, ha permesso la scoperta della tomba di uno sciamano d'alto rango con importante corredo funerario fra cui una tunica cerimoniale ornata da oltre 600 placche di rame dorato, la verga magica e gli strumenti rituali. Sempre nella provincia di Ayabaca è da segnalare la scoperta, a Samanga e Frías, di uno dei più vasti complessi di arte rupestre del Perù la cui filiazione culturale, nettamente amazzonica, rimanda alle prime migrazioni degli Shuar sulla sierra del nord. Nella zona del Checo (Chocán) abbiamo scoperto il più vasto centro megalitico delle Ande Settentrionali. In provincia di Huancabamba si è individuato l'antico tempio autoctono e le rovine degli edifici incaici di cui parlano le fonti spagnole (Francisco de Xérez, Pedro de Cieza de León, Garcilaso Inca de la Vega). Lo scavo del tempio ha permesso di scoprire due altari raffiguranti in rilievo due deità feline (maschio e femmina) -cui, secondo Garcilaso, erano offerti sacrifici umani- e tre fasi costruttive delle strutture templarie. Il tempio era stato ristrutturato dagli Inca che, con un rito di exauguratio menzionato dalle fonti antiche e di cui il nostro scavo fornisce la prova palese, avevano seppellito sotto strati di ciottoli e argilla, gli antichi altari degli Huancapampas da loro conquistati. Sulla cima del Cerro Tsaquir, prospiciente il tempio, ribattezzato "Templo de los Jaguares", abbiamo scoperto recentemente l'ubicazione della necropoli sacerdotale che ha restituito un mound culturale arcaico; la tomba in pozzo di un "facitore di pioggia", con importante corredo (tzakiir in lingua jíbaro significa "dove nasce l'acqua"); due sacrifici umani; un ampio tempio sotterraneo in pietra lavorata con scalinata d'accesso di cui abbiamo appena iniziato il riconoscimento ed ingenti offerte di rare conchiglie marine del tipo mullu (gen. Spondylus). Una collana rituale composta da centinaia di grani di pietre dure e conchiglia presentava tre raffigurazioni in lapislazuli dell'ulluchu (Carica candicans), una papaya selvatica usata nei sacrifici umani per permettere la fluidità del sangue, lo spargimento sugli altari e l'ingerimento da parte dei sacerdoti. È questa in assoluto la prima prova dell'uso dell'ulluchu fuori dell'area culturale dei Moche, inoltre la sua presenza permette di accertare la validità delle informazioni dell'Inca Garcilaso circa i sacrifici umani. In coordinazione con la nostra Ambasciata stiamo cercando i canali per pubblicare in lingua spagnola, in uno o due volumi, i risultati di tutti gli scavi compiuti fino ad oggi dalla Missione: opera urgente e meritoria che permetterebbe agli studiosi l'accesso diretto ai dati. Nel campo dell'Antropologia Culturale proseguono gli studi sistematici dello sciamanesimo andino che hanno prodotto numerose pubblicazioni in lingua spagnola in Perù e in Spagna e in lingua italiana nel nostro Paese, oltre a corsi di insegnamento universitari nel Perù. Per quanto riguarda le prospettive future: si è allargata la partecipazione alle nostre ricerche sul campo a giovani universitari peruviani -archeologi ed antropologi- specialmente meritevoli, altrimenti impossibilitati a svolgere il loro apprendistato, in modo da fondare nel Perù un'attiva Scuola di Ricerca Italiana. Per quanto riguarda gli scavi, proseguiranno fino a quando non avremo tracciato un profilo solido e soddisfacente dal punto di vista tipologico, stilistico, tecnologico, etno-storico delle culture della sierra settentrionale del Perù la cui scoperta e studio si deve alla nostra Missione.

 

 


Commenti
11 Commenti
Inserito il 28 agosto 2004 alle 08:02:07 da Anonimo.  0/5

Ciao Mario,

ti scrivo questo messaggio nella speranza che tu possa leggerlo. Scusami se uso un linguaggio molto informale e scarno di ogni genere di titoli, ma, nelle due brevi occasioni in cui ho avuto modo di parlarti (campobase 2003 di gioventù identitaria e piccolo incontro a Roma di azione giovani sul valore della tradizione) mi hai assolutamente invitato a non darti del lei o del ''professore''.

Voglio solo farti i miei complimenti, seppur di poco valore, per le ricerche che stai portando avanti dal 1987, se non erro, nel territorio peruviano, anzitutto poichè grazie ai tuoi libri mi sono avvicinato all'ammaliante cultura dei popoli delle ande e, prima ancora, all'affascinante mondo dell'antropologia.

Nella speranza che tu possa leggere questo messaggio, e scusandomi anticipatamente con i gestori di Lifeland.it nel caso stessi usando questo sito in modo improprio, ti auguro sempre nuove scoperte nella tua ricerca.

Stefano,

un tuo estimatore diciassettenne_

Inserito il 28 agosto 2004 alle 13:04:45 da Anonimo.  0/5

Ciao Stefano, sono Gianluca Frinchillucci, curatore del sito Lifeland e amico di Mario Polia.
Non so se leggerai questo messaggio. Non hai usato il sito in maniera impropria e appena possibile farò avere a Mario il tuo messaggio.

Ciao

Gianluca

Inserito il 30 agosto 2004 alle 03:14:47 da Anonimo.  0/5

Ciao Gianluca,

complimenti per il lavoro che stai svolgendo per il sito e ti ringrazio molto per la cortesia, anche se non era mia intenzione sfruttarti come ''messaggero''...non che io non apprezzi.

Grazie per la cordialità e disponibilità

Stefano

Inserito il 31 agosto 2004 alle 08:21:08 da Anonimo.  0/5

Ho letto l'articolo "Mistero Chachapoya" su Airone Maggio 2004, in cui è citato Mario Polia, che conobbi qualche anno fà a San Marino. Vi è riportata una immagine di casa a Kuelap con ornamenti a losanga, di cui ho visto altre immagini fotografiche nel Sud America. Sto studiando i megaliti a losanga dell'Eurasia (vedi il sito www3.shiny.it/caprione/niolu) e sarei lieto di sapere quale significato viene dato a questo simbolo nell'America del Sud.

enrico calzolari e.calzolari@acamtel.com

Inserito il 17 settembre 2004 alle 16:40:03 da Anonimo.  0/5

Caro Stefano, non visualizzo il tuo volto fra quelli di tanti amici al Campo Base ma mi fa piacere se i miei libri sono serviti a qualcosa. E' buono che tu apprenda a stimare civiltà diverse dalla nostra perché non siamo i soli portatori di "civiltà", anzi... anche se un tempo potevamo con fierezza dirci tali. Bene, Stefano, se hai bisogno di qualche indicazione per i tuoi studi o letture, scrivi pure a Lifeland e ti risponderò.
 
                                                    Mario
Inserito il 17 settembre 2004 alle 16:40:39 da gfrinc.  0/5

Enrico,
 
    sebbene un discorso univoco sul simbolo della losanga è lontano dall'essere stato formulato, da ricerche sul campo (mi riferisco specialmente a quelle di G. Reichel Dolmatoff fra fli Indios Tukano e Desana dell'Ecuador) risulta che una delle valenze della losanga nelle figurazioni petroglifiche sia rappresentare l'organo riproduttore femminile. Quando la losanga contiene un punto all'interno rappresenta la donna feconda. Ovvio, riportare questo discorso molto indietro nel tempo applicandolo a culture diverse da quelle citate è cosa abbastanza delicata, ma non impossibile, data la omogeneità sostanziale tra le varie culture amerindie. La citazione di quanto sopra può trovarla nell'opera dell'autore citato "El Chamán y el Jaguar" (México: Siglo XXI, 1978). Buon lavoro,
 
                                           Mario Polia
Inserito il 23 settembre 2004 alle 16:07:18 da Anonimo.  0/5

Ciao Mario,

sono tanto sorpreso, quanto contento, che tu mi abbia risposto. Capisco bene che con i numerosi volti visti al campo base tu possa non ricordarti di me, anche se io rimembro molto bene le affascinanti ''avventure'' con il mondo islamico che tu hai raccontato. Inutile dire che concordo con te quando affermi che non siamo gli unici portari di civiltà, e aggiungo anche che, troppo spesso, la storia ricorda un'Europa colonizzatrice piuttosto che civilizzatrice, come, ad esempio, nel Sud delle Americhe.

Ti ringrazio molto per la tua gentilezza e disponibilità riguardo ai miei studi che, per il momento, sono portati più verso la cultura norrena immergendomi nei vari ''Edda'' e ''Le Rune e gli Dei del Nord''. Proprio a proposito di questo, e colgo subito l'occasione, volevo sapere se il tuo ''Völuspá (la profezia della veggente)'' è stato ristampato ultimamente, poichè non riesco a trovarlo in nessuna libreria romana.

Ti ringrazio anticipatamente per la risposta

Stefano

 

PS

scusa se rispondo con un certo ritardo al tuo messaggio ma in quel periodo era a Belfast.

Inserito il 25 settembre 2004 alle 10:21:15 da gfrinc.  0/5

Ciao Stefano, ho sentito il prof. Polia. Il volume Voluspa lo puoi trovare presso la casa editrice il Cerchio di Rimini.Sono gli unici che possono averlo.

A presto

Inserito il 28 settembre 2004 alle 02:43:42 da Anonimo.  0/5

grazie molte per l'informazione. Sono riuscito ad ordinarlo online direttamente dalla casa editrice.

A presto

Inserito il 27 novembre 2004 alle 23:38:28 da Anonimo.  0/5

Sono riuscita a recuperare il libro di Mario Polia "Il paradiso del diavolo" e lo ho letto con la stessa meraviglia con cui più di trenta anni fa ascoltavo da Mario le storie della sua vita e delle sue prime esperienze in Perù.

Vorrei approfittare di questa pagina per inviare a Mario il mio più caro abbraccio e l'assicurazione che gli anni non hanno cambiato il mio affetto per lui.

Patrizia (Criceto)

Inserito il 28 novembre 2004 alle 19:03:35 da Anonimo.  0/5

Ciao Patrizia, appena possibile farò avere a Mario i tuoi saluti.

Gianluca Frinchillucci


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